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Il Temporary Manager: cos’è e come sfruttarlo

Nonostante i proclami di mussoliana memoria, le assunzioni a tempo indeterminato non sono all’ordine del giorno: sembrano andare di moda le partite IVA nel settore agricolo, i contratti a termine, i lavori interinali e purtroppo anche cassa integrazione e lavoro nero. Figure come il temporary manager sono la misura di questa realtà.

 

 

Per le aziende italiane, infatti, il carico di fiscalità rende difficile attingere al mondo del lavoro, pertanto si tende a ricorrere a figure transitorie, che possano far fronte ad attività aziendali per un certo lasso di tempo, senza impegni “matrimoniali” di difficile risoluzione. Sebbene possa sembrare che la temporaneità riguardi solo i livelli bassi della piramide aziendale, in realtà anche la dirigenza oggi può essere “a tempo determinato”: figura ormai acquisita anche a livello di inquadramento giuridico è il temporary manager.

Si tratta di un profilo professionale altamente qualificato che collabora all’interno dell’organizzazione aziendale per un periodo di tempo determinato dal progetto o obiettivo da raggiungere: al temporary manager vengono perciò conferite responsabilità manageriali, adeguati poteri organizzativi e decisionali, ma esclusivamente per il tempo necessario a definire o portare a termine un progetto o un’attività.

Dal punto di vista giuridico, qual è la differenza fra il temporary manager e il consulente esterno? Per comprenderlo basta ricondurre la questione alla differenza che passa tra il manager di un’azienda e un consulente: entrambi sono persone professionalmente molto preparate nel proprio settore di competenza, ma il primo è integrato nell’organizzazione aziendale — con ruoli e competenze, ma soprattutto con responsabilità anche di risultato — il secondo invece è esterno all’organizzazione aziendale, spesso ne ha una propria e offre appunto “consulenza” che l’azienda richiedente può tenere in considerazione o disattendere, senza perciò alterare la propria struttura dirigenziale e organizzativa.

Per una PMI la figura del temporary manager può essere la soluzione per avviare un progetto che richiede competenze specifiche, senza dover assumere definitivamente personale “di ruolo”; il temporary manager assumerà l’incarico e verrà temporaneamente integrato in azienda con un contratto a termine dai confini ben delineati, quanto a responsabilità, monte ore lavoro, utilizzo delle attrezzature aziendali, ecc. Quest’ultimo dettaglio è importante perché di solito il consulente è una persona che gode di una propria organizzazione imprenditoriale, con mezzi propri, contabilità personale ecc., ma soprattutto con una capacità decisionale estranea all’impresa. Il Temporary Manager può oggi configurarsi come un’azienda, ma dovrà rendere conto alla committente nei limiti del contratto di temporary management. Per agevolare le PMI, il voucher per l’internalizzazione offre contributi per assumere un temporary manager nel settore delle esportazioni: è utile leggere il bando e affrettarsi con i tempi per non restare fuori dai fondi disponibili.

Data la sempre maggiore importanza che assume il temporary manager per la PMI, oggi si sono avviati corsi per la formazione di questa figura professionale e sono stati lanciati interi portali ad essa dedicati, mentre le aziende di lavoro interinale forniscono manager a scadenza selezionati in ambiti altamente professionali. Molti di questi temporary manager sono ex dirigenti di grosse aziende che hanno contratto il personale, scegliendo spesso di licenziare le figure professionali non sindacalizzate, nonostante vantassero professionalità elevate. Questo aspetto si traduce in un’utilità aggiuntiva per le PMI che possono attingere a un bacino di abilità sul campo non reperibili sui normali canali di recruitment.

 

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